I nostri giorni - GGC

Vai ai contenuti

Menu principale:


I nostri giorni


Volendo concludere la storia del Gruppo delineata nelle pagine precedenti, resta a me il compito di dire cosa siamo oggi. Non mi sembra un’impresa ardua.
Mi riesce facile vedere nella realtà odierna del Gruppo le tracce degli avvenimenti e delle scelte che ne hanno segnato gli anni più recenti. Una forte impronta l’ha data il fiorire di Istruttori con brevetto; a partire dall’85 in meno di cinque anni, il Gruppo è arrivato a contare su sette istruttori. Tanti, troppi? La loro presenza ha contribuito a dare una connotazionefortemente tecnica all’attività, sbilanciandola forse nel senso di una speleologia molto sportiva e poco di ricerca. Ha anche permesso però di attivare una rete di contatti a livello nazionale non solo con i vertici, ma con uno strato molto più largo di speleologi, incontrati durante i periodici corsi di aggiornamento, ma anche venuti in Sardegna per frequentare i corsi nazionali che, in quanto Scuola CAI, sono stati organizzati. Sono nate delle belle amicizie, fra le quali mi piace ricordare gli amici di Forlì, che sono stati i primi “forestieri”, e quelli di Novara, arrivati fin qui con il loro vino, i loro biscotti ed un sacchetto del loro riso, doni la cui spontaneità non si può ricordare senza tenerezza. E ci hanno lasciato anche il bel regalo della scoperta della prosecuzione di su Disterru Orgolesu, quel mostro sacro che ha rivelato finalmente la sua profondità, anche se iniziando con due brevi pozzi gemelli che, cavallerescamente, vollero dedicare a me e a Beniamina, fautrici della loro spedizione.
Incontrarci con altri ci ha portato anche al confronto, a misurarci con l’esterno, a saggiare le nostre capacità.Ha suscitato grandi discussioni la proposta di festeggiare o meno il trentennale della fondazione del Gruppo. Esistiamo da trent’anni; ma cosa abbiamo fatto in tutto questo tempo? Il problema si poneva come recupero della memoria storica e, più concretamente, come recupero del materiale prodotto in tanti anni di attività.
Il fatto è risultato tangibile quando, collaborando con la Federazione Speleologica Sarda all’istituzione del Catasto delle Grotte, ci siamo imbattuti nella impossibilità di recuperare, in diversi casi, il materiale originario. Quanto non fosse confluito in una pubblicazione, non era altrimenti ricostruibile. Questo lavoro paziente di recupero dei dati ha messo in luce il fatto che non è mai mancata l’attività di campagna, ma piuttosto una documentazione adeguata: il catasto di gruppo si è dovuto praticamente ricostituire ex novo, la biblioteca e cartoteca procedono a piccoli e piccolissimi passi, la diateca esce solo adesso dalle donazioni generose di qualche Socio per avere una sua autonoma gestione. Non si pensa più solo al materiale tecnico, ma si è capito che oltre all’esplorazione, che abbiamo sempre condotto, è necessario potenziare il lavoro di documentazione e divulgazione.
Abbiamo focalizzato un’altra questione. quella della nostra “visibilità”. A dispetto di una gran voglia di pubblicare i risultati del nostro lavoro, non si riusciva a far decollare l’iniziativa.  C’è voluta sa Rutta ‘e s’Edera per darci una bella iniezione di fiducia e farci capire che la sostanza c’era ma eravamo carenti nella forma. E sperando di non cadere nell’eccesso di diventare speleologi “di carta”, (ma vista la scarsa propensione letteraria, il pericolo mi sembra piuttosto remoto), ci siamo buttati a capofitto nel “libro”, per dire “Eccoci, noi siamo così”


(M. Carmen Locci)




Oggi e' e sono le
Torna ai contenuti | Torna al menu